Vinitaly, la Basilicata consolida il suo spazio: identità, relazioni e nuove rotte internazionali
15/04/2026
Non è solo una vetrina, né un appuntamento rituale. Vinitaly, per molte realtà territoriali, rappresenta un banco di prova concreto, dove si misura la capacità di stare nei mercati, di raccontarsi con coerenza e di trasformare una tradizione produttiva in un sistema riconoscibile. È su questo piano che la Basilicata ha costruito la propria presenza nell’ultima edizione, tornando con una consapevolezza più definita del proprio ruolo.
Nel Padiglione 11, lo spazio lucano ha ospitato 23 cantine, espressione delle principali denominazioni regionali – Aglianico del Vulture DOC, Matera DOC e Terre dell’Alta Val d’Agri DOC – in un contesto che, per quattro giorni, ha funzionato come luogo di relazione tra produttori, operatori e buyer. Un lavoro costruito nel tempo, che oggi mostra una maggiore maturità e una direzione più nitida.
Un sistema che si presenta compatto
La forza della presenza lucana non si è giocata soltanto sulla qualità delle etichette, ma sulla capacità di presentarsi come sistema coeso. Un elemento che, nel panorama competitivo del vino italiano, assume un peso determinante.
Le visite istituzionali allo stand – dal Ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida al Ministro della Cultura Alessandro Giuli, fino ai rappresentanti parlamentari e europei – hanno contribuito a rafforzare la visibilità del comparto, confermando l’attenzione crescente verso un territorio che sta consolidando la propria reputazione.
Il vino come leva di racconto territoriale
Nel percorso costruito a Verona, il vino ha agito come strumento narrativo capace di tenere insieme produzione, identità e visione. Non solo prodotto, dunque, ma elemento centrale di una strategia più ampia, in cui l’enogastronomia diventa veicolo di promozione territoriale.
In questo quadro si inserisce anche la presenza del Team Italia della Bocuse d’Or Academy, che ha raccontato il terzo posto conquistato alla finale europea. Un passaggio che ha ampliato il perimetro del racconto, affiancando al vino il valore della cucina italiana e della formazione, elementi sempre più intrecciati nella costruzione dell’immagine internazionale del Paese.
Traiettoria di sviluppo e collaborazioni
Accanto alla dimensione promozionale, Vinitaly ha rappresentato un momento utile per consolidare percorsi già avviati. Il riconoscimento del Vulture come Città Italiana del Vino 2026/2027 si inserisce in una strategia che guarda alla valorizzazione dei territori, mentre eventi come il Merano Wine Festival contribuiscono a rafforzare il posizionamento nel panorama nazionale.
Particolarmente significativa anche la dimensione interregionale, con il dialogo avviato con la Calabria attraverso il progetto “Pollino Enoico”. Una collaborazione che supera i confini amministrativi e punta a costruire una proposta integrata, capace di valorizzare un’area omogenea dal punto di vista culturale e produttivo.
Lo sguardo verso i mercati esteri
Il lavoro svolto a Verona non si esaurisce nella dimensione fieristica. Nei prossimi giorni la Basilicata sarà protagonista a Hong Kong nell’ambito dell’iniziativa “Maestri del Gusto”, segnale di una strategia orientata con decisione verso i mercati internazionali.
La presenza di figure della divulgazione enogastronomica, come Peppone Calabrese, Bianca Luna Santoro e Federico Quaranta, ha contribuito a rafforzare la riconoscibilità del racconto, rendendo più accessibile e immediata l’identità lucana.
È su questo intreccio tra relazioni, promozione e visione che si gioca oggi la partita del vino lucano. Una traiettoria che richiede continuità, capacità di adattamento e una costruzione paziente della reputazione, elemento decisivo per competere in contesti sempre più selettivi.
Fabiana Fissore è web editor e creator di contenuti dedicati a lifestyle urbano ed eventi locali. Racconta la città con uno stile fresco e coinvolgente, a stretto contatto con il territorio.