Potenza, 25 Aprile con i giovani e la memoria lucana
27/04/2026
Potenza ha celebrato l’81° Anniversario della Liberazione con una cerimonia segnata dalla presenza delle istituzioni, delle autorità civili e militari, delle associazioni combattentistiche e d’arma e, soprattutto, da una forte partecipazione delle scuole del territorio. Al centro dell’intervento istituzionale è stato posto il ruolo delle nuove generazioni nella trasmissione dei valori del 25 aprile 1945, dalla libertà alla democrazia, dalla pace alla responsabilità collettiva.
Studenti protagonisti della commemorazione
Alla cerimonia hanno preso parte le rappresentanze studentesche della Consulta provinciale, della Scuola Primaria “Nicola Chiacchio” di Nemoli, del Liceo Classico “Quinto Orazio Flacco” di Potenza e del Liceo Artistico, Coreutico e Musicale “Walter Gropius”, che hanno arricchito la giornata con una performance musicale.
Particolare rilievo è stato dato alla quinta edizione del concorso di idee sui valori del 25 aprile 1945, promosso dalla Prefettura e rivolto alle scuole primarie e secondarie di primo grado della provincia. Hanno partecipato alunne e alunni di 23 plessi scolastici appartenenti a dieci istituti comprensivi di tredici comuni, con oltre 400 elaborati grafici pubblicati sul sito istituzionale della Prefettura.
La partecipazione dei più giovani è stata indicata come segno concreto di una memoria che non resta ferma al passato, ma diventa occasione educativa e civile. A 81 anni dalla Liberazione, il richiamo alla Resistenza è stato collegato all’attuale quadro internazionale, segnato da tensioni e conflitti che rendono ancora più necessario custodire il valore della pace.
La Resistenza lucana e i luoghi del confino
Nel discorso è stato ricordato il ruolo della Basilicata durante gli anni della dittatura e della guerra. In provincia di Potenza, nel 1942, 52 comuni furono destinati a sedi di confino di polizia, accogliendo circa 350 confinati, numero poi destinato a crescere. Le montagne dell’Appennino, le campagne, le carceri e i luoghi isolati del confino sono stati richiamati come spazi di sofferenza, ma anche come radici di un riscatto civile fondato sulla solidarietà.
La Basilicata ebbe una propria esperienza di Resistenza, espressa anche nelle ribellioni contadine successive all’armistizio dell’8 settembre 1943. Quelle mobilitazioni furono legate alla rivendicazione delle terre e alla necessità di difendersi dalla violenza nazifascista. Campagne e piccoli centri divennero luoghi di scontro, coinvolgendo braccianti, contadini e piccoli proprietari.
I partigiani lucani lontani dalla loro terra
La cerimonia ha ricordato anche i giovani lucani che combatterono lontano dai paesi d’origine. Tra questi Nicola Carlomagno, nato a Nemoli, partigiano di “Giustizia e Libertà” in Valle d’Aosta, catturato e fucilato a Villeneuve dopo un rastrellamento nazifascista. È stata richiamata la figura di Giovanni Francesco Graziadei, originario di Laurenzana, conosciuto come “Salema”, caduto in Piemonte, e quella di Vito Massa, nato a Ripacandida e trasferitosi in Liguria, ucciso dopo interrogatori e torture.
Queste storie uniscono idealmente la Basilicata alle montagne alpine e all’Appennino ligure, mostrando come la libertà non conosca confini territoriali. Nel ricordo dei partigiani lucani, la commemorazione ha ribadito il dovere di trasformare la memoria in impegno civile, consegnando ai giovani il compito di custodire democrazia, partecipazione e pace.
Il discorso si è chiuso con un richiamo alla fiducia nelle nuove generazioni lucane, citando la diciassettenne Serena Zullo, le alunne della scuola primaria “Anna Grippo” di Potenza e i bambini della “Nicola Chiacchio” di Nemoli, indicati come esempi di solidarietà, altruismo e cittadinanza attiva.
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Annalisa Biasi è content creator e articolista focalizzata su cultura, attualità e storie dal territorio. Ama raccontare persone ed eventi con uno stile chiaro, empatico e contemporaneo.